parole per AMNIOS di Renzo Ridolfi  
Con le Terzine d’Amore del suo AMNIOS, Renzo Ridolfi tende a suggerire una possibile traccia di percorso verso la riappropriazione di una nuova e finalmente più consapevole sensualità, qualità umana spesso malamente abusata, che ha iscritto nel corpo e nella sua vicendevole condivisione, uno dei più sorprendenti strumenti di conoscenza e dunque di intima relazione tra i generi, profondamente privata ed esclusiva. Sono immagini che appaiono quasi in bilico, a cavalcioni di un immaginario virtuale/onirico che è insieme sogno sognato, desiderio, vaneggiamento: comunque rammaricata e insieme vitale coniugazione di una sublimata rinuncia erotica. Ciò che però sembra voyeuristica contemplazione di un desiderio negato, e per questo reso per sempre struggente nell’intima sublimazione, acquista via via, nello scorrere delle terzine di questo sofisticato e visionario artista, una connotazione diversa che si nutre della crescente rarefazione della sequenza fotografica come affondando dendriti in una sostanza altra e che barcolla tra sogno e desiderio dando vita a nuove sinapsi. Le immagini si sgranano e i corpi si smembrano diluendosi nei contorni per acquisire altri significati di forme, diventando strumenti di un imbizzarrito, poietico e premonitore ‘durante’. L’azione si stempera attraverso la sua stessa sinuosa sensualità, attingendo ad un nucleo originario di tenerezza ineffabile, tale da trasformare una visione così intima e privata e ‘conclusa’, in qualcosa di più universale e sublime: la solitudine, oramai rappresa e avvizzita, è superata e bandita attraverso una sorta di ‘barriera di contatto’, che è l’essenza stessa di questo AMNIOS di Renzo Ridolfi. AMNIOS diventa dunque premonizione di una possibile ‘intima’ e privata realtà di contatto, di una nuova e diversa comunicazione e condivisione di ambiti, dimensioni, pieghe e sostanze stratificate. Quelli che appaiono come slegati, confusi e disperati frammenti di una dimensione onirica e visionaria, paradossalmente, nella rarefazione dell’immagine, nel suo voluto progressivo e alacre sgranarsi, acquistano pian piano dignità di tessera di un unico mosaico, di particola di un Tutto, di sineddoche d’Amore, conferendo all’intera creazione un più profondo significato: sono indizio prezioso di una tensione desiderante universale verso il ‘condiviso piacere della condivisione’. Ciò che in fondo l’Autore ricerca, indagando tra le pieghe fotografiche più ardite, come frugando tra le pause e le crome di uno speciale spartito espresso altrimenti e altrove, è la vera e propria intimità carnale. Con rispettosa abnegazione e con una sorta di meticolosa devozione, egli insegue il ‘sospiro’ e la ‘carezza’ , che coniuga nelle sue terzine con la composta ossessione d’anelito dell’amplesso: la ‘parola’ del desiderio, per Renzo Ridolfi, si fa ‘carne’ nelle immagini. Sono immagini reiteratamente ricercate e che si inseguono diluendo la loro indiscutibile dolcezza nella poesia dei chiaroscuro e nelle raffinate evanescenze, consentendo interpretazioni visionarie di grande fascino e suggestione. L’unione dei corpi, il loro stretto, intimo ed esclusivo dialogo, acquista in erotismo proprio per questo suo non essere visibile, per questo suo gesto di indefinito limite e di soffuso margine. Sensualità’ diviene proprio questo non confine tra immaginazione e desiderio, questo luogo privatissimo ed Altro dove tutto, con stemperata e tenerissima chiarezza diviene per Renzo Ridolfi, squisitamente e umanamente possibile.
di Emma Di Maggio
•••••••••••••••••••••••••••••••••••••••••••••• Biografia: Renzo Ridolfi nasce ad Aprilia (Lt) nel 1947, sposato, ha 3 figli. Negli ultimi anni 70’ apre uno studio fotografico a Nettuno (Roma) dove si trasferisce con la famiglia. Il lavoro di matrimonialista lo assorbe completamente per piu’ di 25 anni. L’attivita’ fotoamatoriale e’ presente, ma marginale, in quanto la FIAF, quella dei concorsi, non lo interessa. Nel novembre 80’ e’ volontario nei luoghi del terremoto in irpinia, gli scatti di quei giorni rimarranno chiusi in un cassetto per 20 anni. Vicende personali lo portano nel 97 a riconsiderare la professione, che viene ridotta a fronte di una ri-scoperta della fotografia come ricerca. Nel 1999 fonda un fotoclub che iscrive alla FIAF, insieme ad Enrico Ciulla tiene vari corsi di fotografia a Nettuno. Nel 2001 prende forma il lavoro “ Memorie di voci cancellate” eseguito nel cimitero di Nettuno che lo impegnera’ fino ai primi mesi del 2003. Nel 2002 viene presentato “Perle di ciliegie al collo” una esperienza in BN con i bimbi di una prima elementare di Nettuno. Entrambi questi lavori sono stati selezionati per il circuito CIRMOF (Fiaf) Sempre nel 2002 (a novembre) vengono esposte a Laviano (Sa) le foto del terremoto. D’accordo con L’Amm. Comunale, Ridolfi e Ciulla nel marzo 2003 sono a Laviano dove effettuano un reportage in video e foto sulla memoria storica di quella tragedia. Il cortometraggio con relativa mostra fotografica viene presentato ad Agosto 2004 al festival di cortometraggi di POLLA (Sa) dove ottiene il 2’ premio. In sardegna nasce il progetto fotografico “ ARGENTIERA INVISIBILI PRESENZE “ foto in BN e colore di una Laveria mineraria nei pressi di Sassari. Verrà esposto a Roma e in altre località italiane. Una riduzione in video è finalista al “Festival della poesia di Roma” nel 2006. Nel 2007, con la Produzione della “Società Umanitaria – Centro Servizi Culturali - Alghero” realizza (insieme a Ietta Are) il cortometraggio “Noi che siamo stati buio”, in cui...Attraverso la poesia delle immagini e del testo, gli autori intendono salvaguardare la trasmissione della memoria storica dell’esperienza del lavoro nelle miniere. |